venerdì 11 novembre 2016

Le tasse (2)

Torno alla ipotesi marziana del post "Le tasse (1)" in cui proponevo una tassa fissa di 5.000 euro ciascuno per valutare se, al di là della filosofia bizzarra, i 5.000 euro fossero, matematicamente, una grande o piccola fesseria.

Per fare 4 conti occorre sapere, riferendoci al trascorso anno 2015:

quanti erano gli italiani maggiorenni;

quanto lo Stato ha incassato da TUTTE le imposte, dirette o indirette

ed il gioco è fatto.

dal sito ISTAT  http://demo.istat.it/pop2016/index.html si ricava che gli taliani maggiorenni al 1 gennaio 2016 erano mediamente 50.657.518 (su un totale di 60.665.551)


Gli introiti fiscali dell'anno 2015 (relativi allo Stato) li ho reperiti qua:

Poi, qua e là. ho trovato delle stime sulle imposte locali.

I dati sono questi:

imposte dirette + indirette: 436.347.000.000 euro
imposte locali (addizionali regionali. IMU, ecc): circa 41.500.000.000
totale: circa 478.000.000.000 euro (478 miliardi di euro)

Sarebbe interessante vedere come sono suddivise le varie imposte ed i relativi introiti, ma lo vedremo in futuro. Per ora limitiamoci ad una semplice divisione (478.000.000.000/50.657.518): si ottiene che ogni taliano maggiorenne fornisce allo stato, in media, circa 9.450 euro l'anno. I 5.000 da me ipotizzati "a occhiometro" erano quindi pochi, circa la metà del valore corretto, ma comunque dello stesso ordine di grandezza..

La mia ipotesi radicale prevede una sola tassa diretta o ,forse, "direttissima", pari a 9.450 euro annui: tutte le altre scompaiono. Scompare, ad esempio, l'IVA. Scompare l'IMU. Scompaiono le imposte sulla compravendita di immobili e di veicoli. Scompaiono le tasse sui profitti delle imprese. Scompaiono le tasse sui carburanti e sui tabacchi. E' evidente, a mio parere, che alcune di queste non devono scomparire: ne riparleremo.
A fronte di 9.450 euro l'anno brutalmente tolti ad ogni cittadino, come cambiano i prezzi dei prodotti?  Solo la scomparsa dell'IVA produce un ribasso medio del  15% (calcolo assolutamente approssimativo). L' affitto di casa, nell'ipotesi favorevole di regime di cedolare secca pari al 10% calerebbe del 9% (90/100=0,9).

Un lavoratore che oggi ha un reddito lordo annuo di 25.000 euro paga 6.150 euro di IRPEF. Lo stipendio netto di questo lavoratore è quindi pari a 13 mensilità di circa 1.450 euro mese :(25.000 - 6.150)/13.
Supponendo che spenda 6.000 euro annui per l'affitto di casa e 12.000 euro di altre spese, si può verificare come 600 euro vadano a pagare la cedolare secca del padrone di casa (ed altre vadano a compensare l'IMU del proprietrio) e 1.800 vadano via per l'IVA sulle altre spese (aliquota media del 15%).  Totale tasse: 6.150 + 600 + 1.800 = 8.550 euro annui. Tralascio bolli, benzina, ecc. ecc d'altronde ho tralasciato anche le detrazioni fiscali che riducono l'IRPEF, per cui, più o meno i conti tornano.

Per cui la tassa media teorica applicabile a tutti gli italiani corrisponde a quella che oggi paga un lavoratore che incassa uno stipendio, al netto delle trattenute IRPEF, un po' superiore a 1.450 euro: diciamo circa 1.550. Non è certo un povero, ma nemmeno un ricco: è un italiano medio-basso  (e ci dovremmo augurare che tutti arrivassero ad un reddito del genere).

Le considerazioni ed i successivi ragionamenti sono, per me, più che ovvi, ma le lascio al prossimo post. Nel frattempo, se qualcuno legge queste mie considerazioni, lo prego di dire la sua e segnalare eventuali  errori o svarioni che posso aver commesso, perché su questi numeri può accadere di sbagliare qualcosa.


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